Sunday, August 06, 2006

NYC, Lunedi' 31 Luglio '06 - Il trolley spagnolo



Dopo aver poltrito piu' del solito, ancora assonnati, decidiamo che oggi si visita il MOMA. Sole gia' alto, ci riversiamo per il Barrio, sottoquartiere di Harlem nel quale (ora possiamo dirlo) abbiamo preso alloggio presso un ostello che da solo meriterebbe un romanzo.

Prima di raggiungere la fermata della metro, la "mezza" - che per inciso sta scrivendo sotto dettatura del tiranno "uno" - decide che deve assolutamente trovare una posta per scoprire la tariffa di spedizione di un trolley in Italia. Un trolley in Italia?!! Ha forse deciso di darsi al vero spirito selvaggio del viaggio? Quello che, passaporto in tasca e vestiti addosso, si parte e vuole quindi rispedire a casa il guardaroba prima di darsi alla "macchia"? O forse e' semplicemente passata da Virgin e ha deciso di fare incetta di CD a 10 $? Mica tanti...solo quelli che ci riescono a stare dentro un trolley! Be', se poi avanza uno spazietto, c'e' sempre quella borsetta in saldo, quel vestitino che costa cosi' poco, quell'enciclopedia musicale tascabile, quel...

Intanto fermiamo un'autoctona per chiederle* dove si trova la posta piu' vicina. Come risposta riceviamo un "Sorry, no English". No English?! Ma non siamo a New York? Io "Italiano" no English, ma tu!!!! Aspetta aspetta, e' vero, qui non siamo a New York, siamo nel Barrio, la citta' dentro la citta', una delle tante citta' di NY, follia magia di New York.

Allibiti rinunciamo e ci dirigiamo alla metro, direzione MOMA.

Tuesday, August 01, 2006

A qualcuno piace grosso...




No, non ad avvenenti signorine, non pensate male. A tutti i newyorkesi o forse a tutti gli americani, ma di americani che non fossero newyorkesi non ne ho conosciuti, quindi come distinguere?
Le strade sono grosse, le macchine sono grosse, i palazzi sono grossi, i figli sono grossi e persino i piedi. Grosso e' anche il caldo e il freddo artificiale dei condizionatori. Gia', i condizionatori, qualsiasi luogo che abbia almeno tre pareti contigue e' gelido, e gelido non e' un modo di dire. In due giorni di dentro-fuori da locali e negozi e vagoni della metropolitana c'e' da chiedersi come mai non siamo ancora stati ricoverati in ospedale in preda a crisi epilettica da sbalzo di temperatura.
Il lato positivo e' che non e' difficile trovare riparo dal caldo opprimente, come nello Starbucks nel quale ci siamo rifugiati, ottimo posto per barattare un tavolino e la sicurezza di essere lasciati in pace per ore dai camerieri con i dollari necessari per un beverone coffee-based.
Un ultimo sguardo alla signorina seduta vicino a noi che batte i tasti di un bianco Apple alla ricerca di chissa' quale storia da raccontare e ci reimmergiamo nell'afa e nella puzza della strada, quella puzza sempre presente che ti accompagna mentre cammini, che sale dalle fogne o, piu' semplicemente, si espande dai cumuli di sacchi dell'immondizia accatastati agli angoli in attesa del proprio netturbino di fiducia. Non e' il Bronx, e' Manhattan. E' Times Square. E' l'icona del caotico e del moderno che si e' fatto spot, che lampeggia e scorre in scritte colorate sopra palazzi di vetro, sopra Broadway, sopra fiumane di gente, sopra i sacchi dell'immondizia.
Ma questa e' un'a;tra storia, ora ci aspetta Brooklin, ci aspetta la cartolina dal ponte (la famosa immagine dei cicles di tanto tempo fa) ...il puzzo ormai lo si sente di meno, stiamo iniziando ad abituarci e questa citta' sta iniziando a piacerci. Forse.